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argomento
"Rosa Luxemburg visse
fra la fine dell'ottocento e i primi del novecento e fu una delle più lucide e appassionate
teoriche del socialismo. La sua vita fu lo specchio dei suoi ideali; più volte
imprigionata per l'impegno pacifista, pagò con la vita la lotta a favore degli
oppressi e dei diseredati. Questo libro narra, basandosi soprattutto sulle sue
straordinarie lettere scritte dal carcere, la vita di una donna e di una
rivoluzionaria che non deve essere mai dimenticata."
dalla quarta di
copertina
Ha diciotto anni, Rosa
Luxemburg, quando lascia da clandestina la sua famiglia, la sua terra, i suoi
amici.
Ha un sogno nel cuore.
Non è più una bambina, come pensa sua madre, e ormai ha deciso: lotterà per
tutta la vita, con le armi del coraggio, dell'intelligenza, della passione.
Conoscerà il carcere duro, rinuncerà alla felicità di una vita normale, di un
figlio, per costruire insieme a tanti altri un mondo migliore. Un mondo senza
fame, né miseria, né guerra, dove libertà e giustizia non siano soltanto
parole.
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comincia
così...
Lina
si siede con un sospiro di sollievo sul vecchio divano nel piccolo studio di
Elias. E' una tranquilla sera d'ottobre del 1874.
Quando il marito è in
Germania, dove va spesso per seguire il commercio di legnami ereditato dal suoi,
lei ne approfitta per riposarsi delle fatiche della giornata nella stanza più
tranquilla dell'appartamento. Nana,
la premurosa tata venuta con loro da Zamość
cittadina del sud della Polonia russa, prepara la cena. Lina accende
il lume sul tavolino e si immerge nella lettura del suo amato
Schiller.
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Dopo qualche minuto, il silenzio che la circonda le desta una
certa preoccupazione: si meraviglia di non avere fra le gonne la sua
piccolina, Rosalia, che tutti in casa chiamano Rosa, con il suo
incessante chiacchierio condito di domande e osservazioni.
-
Rosa? - chiama prima piano, poi sempre più
allarmata.
- Hai visto Rosa? - chiede al figlio Joseph che
attraversa di corsa il grande ingresso.
- Si è messa in un angolo, in camera,
e non vuole giocare con me! - protesta il ragazzo.
Lina va a vedere: la piccolina è lì,
addossata alla parete, con il faccino
serio, un po' increspato, quasi stesse per piangere; i grandi occhi
scuri a mandorla brillano lucenti in quell’angolo
disadorno.
- Rosa, Rosetta, che fai lì
da sola? Vieni dalla tua mamma... |

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La bambina si alza e cerca di venirle incontro, ma un’espressione
di dolore le trasfigura il piccolo viso impallidito. Si ributta a
sedere di colpo.
- Cosa c'è? Che hai? - chiede Lina spaventata.
- Mi fa tanto male... - sussurra la bambina cercando di ricacciare
le lacrime.
- Qui... - e si tocca l'anca destra. Subito
Lina la prende in braccio, la stende sul letto matrimoniale e manda
Nana a chiamare un medico. Si sono trasferiti da poco, non conosce
ancora nessuno a Varsavia, né fra i connazionali polacchi né fra
gli occupanti russi, perciò le dà qualche rublo perché prenda una
carrozza e cerchi un dottore all'ospedale. |
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