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argomento
Ai bambini migranti
Fino agli anni novanta del secolo scorso le
leggi svizzere erano molto restrittive con i lavoratori stranieri. Ai
cosiddetti stagionali, quelli cioè che avevano un contratto annuale che non
poteva durare più di nove mesi, non era consentito portarsi dietro la
famiglia. Quindi l'immigrato o si doveva separare dei figli per lunghissimi
periodi oppure, conducendoli con sé, si trovava costretto a farli vivere
nascosti in casa come clandestini col terrore di essere scoperte di mandati
via. Più di trentamila bambini, soprattutto italiani, hanno vissuto questa
dolorosa esperienza.
È giusto quindi conoscere quanto accaduto,
perché la memoria del nostro passato di migranti ci aiuti a capire i
problemi di lascia per necessità il proprio paese e cerca da noi una vita
migliore.
La storia raccontata in questo libro è
quella di una bambina nascosta che è riuscita a superare la sua solitudine,
offrendoci così un messaggio di speranza.
dalla quarta di
copertina
"Dammi la mano che ti aiuto a salire."
"Non ce la faccio..." mormorò la
bambina, ma quasi per miracolo si trovò appollaiata sul tetto.
In un tempo vicino all'oggi, in un luogo
vicino a questo, i bambini italiani non potevano seguire i loro genitori che
dovevano lavorare all'estero. E se lo facevano non potevano farsi vedere da
nessuno. Anche Teresa, dieci anni e lunghe trecce bionde, vive
nascosta.
Fino a quando nella sua solitudine irrompe un
grosso gatto rosso e il suo orizzonte si apre all'amicizia, al gioco,
all'avventura.
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comincia
così...
La
stanza sotto il tetto
La stanza
era piccola, col soffitto spiovente. La finestra inclinata sul tetto della
mansarda faceva filtrare un chiarore di riflesso sui mobili: un letto, un
comodino, un armadio, un tavolo, due sedie. Nell'angolo un rubinetto gocciolava
lentamente sul lavello.
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La
mamma accese la luce e Teresa si guardò intorno, frastornata. Sentiva
ancora negli orecchi il rumore del treno e sulla pelle l'odore di
quel viaggio interminabile; riviveva il buio delle gallerie, il
chiasso della stazione di Milano, dove dei vagoni lumaca avevano
trasportato lei e la mamma per una notte intera; l'assalto al treno
per la Svizzera, pieno di gente come loro stipata sui duri sedili di
legno, con altri bambini che correvano nel corridoio...
Quel
viaggio la aveva immaginato molto diverso. Quando la mamma le aveva
detto che l'avrebbero portata con sé, era stata felice e aveva
contato i giorni che la separava dalla partenza. Fino ad allora
Teresa era rimasta a casa con nonna Regina, mentre sua madre, dopo
la morte di papà, andava per lunghi mesi a lavorare in Svizzera.
Finalmente il giorno era arrivato: erano partite mentre finiva
l'anno 1969. Anna doveva rientrare in fabbrica il due gennaio e non
voleva trovare qualche intoppo che la facesse ritardare. Anche la
perdita di un giorno poteva creare problemi a un lavoratore
stagionale. |

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All'arrivo nella città
svizzera la gente era in giro per andare a festeggiare il nuovo anno
nei locali o dagli amici e quella confusione aveva disorientato
ancora di più la bambina. C'era la neve sui tetti, ma le strade
erano tutte ripulite.
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Un vero terrore l'aveva colta quando era
salita sul tram. Nei suoi quasi dieci anni di vita Teresa
non si era mai mossa dal suo paesino sperduto nella montagna
pistoiese e tutto per lei era una novità. Quel coso
sferragliante che le era venuto incontro scivolando su due
rotaie l'aveva terrorizzata.
"Sei contenta che siamo arrivati
a casa?". La voce della mamma la riscosse erano
finalmente arrivate in quella stanza che la mamma aveva
chiamato casa. Teresa era troppo confusa per guardarla bene
e si era limitata a dire coraggiosamente di sì, che era
contenta, che non era stanca, che non aveva fame. Non voleva
mostrarle la sua delusione.
"Domani è festa, staremo insieme tutto il giorno e ti
spiegherò cosa devi fare" bisbiglio sua madre. "Ora
andiamo al gabinetto, e appena fuori della porta.Aspetta,
prima guardo che non ci sia nessuno". Anna aprì piano
piano l'uscio e si affacciò sul corridoio.
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Poi chiamò
la figlia con un gesto furtivo e insieme si infilarono in uno
stretto sgabuzzino maleodorante. All'uscita la mamma spinse
velocemente Teresa in camera.
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